Diario di una giornata tipo

E insomma, come ogni persona di una certa età, diciamo pure come ogni vecchio la cui vescica non tiene più come a 20 anni, la scorsa notte mi sono alzata per andare al bagno. Erano le 6 meno 10. 
Di norma, questo avviene molto prima.
Di norma, l’azione del camminare mi sveglia al punto da farmi andare in funzione il cervello e addio sonno.
Così, alle 6 mi sono alzata, mi sono vestita e alle 6:05 ero a svuotare la lavastoviglie della sera prima.
Alle 6:10 ho pulito la lettiera di little black monster, ovvero il diabolico gatto.
Alle 6:20 ho aperto le gabbie, diabolicogatto è andato a farsi il bidet sotto al tavolo esterno e io sono andata a pulire il giardino. Ho tolto i residui di erba tagliata, ho staccato le piante cattive e le ragnatele diventate troppo grandi per conviverci, o io o loro.
Alle 6:40 ho portato in strada il bidone della spazzatura, il martedì è giorno di raccolta.
Alle 6:45 ho preparato la colazione, per me e per mia figlia.
Alle 7:10 ho scritto una mail urgente su commissione, tra un caffè, un morso di ciambellone, l’oroscopo di Paolo Fox e una valutazione del meteo con la pargola per stabilire l’abbigliamento adeguato al clima.
Ho pulito la tavola e alle 7:40 sono entrata in doccia, perché dopo il giardino la cosa è obbligatoria pure se vai di fretta.
Già che c’ero ho pulito il bagno, fatto un veloce bucato, e alle 8:40 ho cambiato le lenzuola al letto.
Alle 9 avevo sonno. Quindi, secondo caffè (meritato).
Nel frattempo ho chiamato mia madre.
Alle 9:30 ho cominciato a lavorare. Ho riprogrammato un po’ di post, lavorato su un paio di articoli, fino alle 10:30, quando è arrivata la mia cliente – amica – insegnante di olandese. Con la quale ho lavorato fino alle 12:45, alla piacevole ombra di una tenda da sole.
Alle 12:50 ho finito di lavorare all’articolo lasciato a metà, riscaldato al microonde della pasta al forno (sacrilegio? Può darsi, ma la fame è fame) e ricominciato a lavorare, questa volta mediante consulenza al telefono (piacevolissima, peraltro. Sono fortunata).
Quando ho finito, ho lavato a mano un paio di bicchieri e altri due fregnetti, e alle 14:30 sono uscita per andare a lavorare (di nuovo).
Ho finito alle 17:30, sono andata a fare la spesa, ci ho impiegato un po’ perché non trovavo il mio yogurt preferito, e alla fine non lo ho trovato.
Alle 18:30 sono arrivata a casa e il bidone della spazzatura non era più in strada, ma al posto suo.
Alle 18:35 ho avuto il mio appuntamento telefonico – indovinate un po’? – di lavoro. Ma anche chiacchiera amica. Sono ancora fortunata.
Alle 19:30 mi sono seduta e finalmente ho ascoltato il resoconto della giornata di mia figlia.
Alle 20 ho scritto alla vicina per sapere se era stata lei a mettermi il bidone a posto: è stata lei.
Alle 20:10 sono andata a cucinare. Ho preparato tutto ciò che era nel frigo e che stava andando a male, ho preparato la cena, ho preparato il pranzo di domani per la scuola.
Ho apparecchiato, alle 21 abbiamo mangiato.
Alle 22:30 (eh sì,stavolta me la sono presa comoda) ho sparecchiato la tavola, mandato la lavastoviglie, finito di rispondere a un paio di mail di lavoro e scambiato ancora due chiacchiere con mia figlia prima della sua buonanotte.
Alle 23:30 mi sono seduta per scrivere questo pezzo. Volevo farlo con una colonna sonora giapponese di sottofondo perché oggi ho mangiato una caramella giapponese e ho pensato che quello è un posto molto strano, e volevo calarmi nel mood, ma il video che ho trovato mi ha distratto troppo, così alla fine ho scelto una colonna sonora ‘road trip’.
A mezzanotte meno cinque ho finito di scrivere. Ho riletto il pezzo e ho deciso di postarlo, in quella che tecnicamente è già la giornata di domani.
Qual è la morale di tutto ciò?
Questa:
meno male che non mi sono svegliata alle 3.