Distanze

Ci sono delle cose che con il passare del tempo non ti ricordi più. Semplicemente sbiadiscono, si appannano. Come l’umidità, sul vetro della tua camera da letto mentre fuori fa freddo, sul finestrino della macchina, dove da piccolo facevi disegnini seduto sui sedili posteriori, tuo padre guidava, tua madre parlava.

Non è la distanza geografica a cancellare i ricordi e nemmeno ad annebbiarli. La distanza potenzia, amplifica, ingrandisce. Rende megafono ogni suono che arriva da lontano, ogni voce, messaggio, parola. Ognuna di queste cose si può tramutare facilmente in lacrima, e tornare allo stato primordiale di goccia. Di umidità. Quella che sbiadisce le porte che hai chiuso, tutte quelle che hai aperto e che hai lasciato con lo spiffero, quelle che hai rotto, quelle che hai sbattuto e quelle nelle quali ti eri chiuso le dita delle mani, contro le quali avevi urtato le dita dei piedi.

È il tempo la causa di tutto.

Con il suo lento-veloce passare, ci sono delle cose che fanno meno male. C’è una voce che credi di ricordare e ti sforzi di immaginarla nella tua testa. Daresti l’oro scavato e trovato con le tue stesse mani per certi momenti. C’è un abbraccio che vorresti ricostruire, perché lo senti vivo tutti i giorni, con te. L’intensità di un momento vissuto… se ne va anche quella, se il suo unico carnefice è lui.

Ma ce ne sono anche tante altre che non smettono di pungere. Le tieni lì, infilate nel cuscino. Le usi per fare leva sulle tue scelte, sono la tua fonte di ispirazione e giustificazione. Sono il tuo tormento e il tuo destino, la tua croce eterna senza delizia che ti insegue ovunque ti nascondi. Sono la tua persona.

Tempo, spazio, memoria: tutto è la tua persona.

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