Quando viene la notte

Sveglia, ancora una volta. La prospettiva delle 4 ore e mezza di sonno, forse 5 se va bene. Se vado io, mi svegliano comunque gli incubi o i pensieri che hanno l’abitudine di aprirmi in due.
Una vita rivoltata, la mia, quella di questi ultimi mesi, ma andando a ritroso di 11.
Scegliere. Andare verso A o verso B.
Non andare, è dove vorrei, in sere come queste. Voglia di riuscire, chiedere per il primo biglietto, urlare un vaffanculo mentale a tutti e non girarsi. A quelli che ti tranciano le famose ali. A quelli che gridano e ti sbatacchiano. A quelli che ti usano. A quelli che non ci sono tanto ti capisco/mi capisci/famo a capisse.
Sveglia, ancora una volta, pregando che un soffio ti porti via, che una fetta di aria ovattata ti avvolga e ti faccia scomparire riducendoti a nebbia, che la pioggia ti sciolga come si comporta l’acido.
Sono i primi germi delle notti che ti vedrebbero star sveglio anche fino alle 4, non importa se il giorno dopo devi rialzarti alle 6.
Sveglia, ancora una volta, per le emozioni che hai provocato, forse ti mancavano?, e ora sei di nuovo così vivo che non capisci più qual era la vita vera, se quella su monorotaia sempre dritta, o questa che guida su strada veloce senza fermarsi al rosso.
L’odio, l’intolleranza, il disagio, il fastidio che diventa fisico, il senso di inappetenza, la voglia di farti un po’ male; sono questi stasera gli amici della tua compagnia.
Il rifiuto di andare a dormire, solo perché non vuoi più svegliarti il giorno dopo sapendo di dovere riaffrontare tutto quanto daccapo. Sarebbe meglio una giornata unica di tempo dilatato dedicata a smaltire, e poi finalmente puff forever off.
Ombre di figure dal passato oggi si materializzano in alta concentrazione ed è la prova che la vita è ciclica, e ciò che non risolvi te lo ritrovi davanti, e può succedere anche dopo 5 anni. E, a quel punto, devi smettere di scappare e devi affrontare il tuo: qualunque cosa succeda, qualunque possa essere il finale.
Nella tipica notte in cui tutto è possibile, potrei cambiare le mie regole, per chi le capisse.
Potrei sovvertire il mondo, cominciare a camminare a testa in giù.
Chiudere per sempre i telefoni, e tornare alla lettera e al campanello.
Potrei rompere vetrate per vedere se è vero che scaricano lo stress, e restare a guardare i frammenti che cadono, affascinata dal luccichio di vetro e sole.
Poi, fissare attratta il sangue che crea rivoli lungo i polsi, come quelli della Natura nei suoi fiumiciattoli.
Potrei piangere per le prossime 6 ore.
Potrei dormire. Ah, dormire.
Potrei arrivare sbriciolata alla fine della notte ed all’inizio del mattino. Ma a chi cambierebbe?
In fondo, io sono una solitaria.

it’s not my world – by Oris Rake