THINK DIFFERENT



Steve Jobs moriva.


Gli articoli fioccavano, i navigatori cambiavano il loro avatar in una serie di mele da fare invidia alla Val di Non, e qualcuno accennava a scrivere il suo nome sulla Walk of Fame di Hollywood. L’umanità perdeva il suo guru, la rete si fermava. Il mondo andava avanti.


Mentre Steve Jobs moriva, venivano assegnati i Premi Nobel.

Vasco Rossi ritirava la querela contro Nonciclopedia, che riapriva i battenti.
Il disegno di legge sulla libertà di espressione dei blog veniva modificato e imponeva le sue misure restrittive solo alle testate giornalistiche regolarmente registrate.
Riapriva anche Wikipedia, dopo aver fatto disperare migliaia di italiani persi senza la loro enciclopedia preferita, e che già si vedevano costretti a leggere un libro.
Un’attrice iraniana veniva condannata a un anno di prigione e 90 frustate per aver recitato in un film che racconta la difficoltà di libera espressione artistica in un paese che vieta per legge la libera espressione artistica.
Una parlamentare italiana veniva gentilmente invitata ad avere rapporti sessuali, secondo le regole del nuovo galateo maschile, a fronte di una piccola discussione in aula.
Un padre uccideva suo figlio invalido di fronte alla madre, per paura dell’incognita sul futuro del ragazzo.
Il Giappone annunciava la messa in palio di diecimila biglietti aerei per tentare di risollevare l’economia del paese piegato a metà.
Una petroliera si incagliava in Nuova Zelanda e dava il via al disastro ecologico dell’anno.
Un autotreno investiva e schiacciava una piccola macchina contro il pullman della squadra del Torino uccidendo due ragazzi, e il suo guidatore scappava senza essere rintracciato.
Il presidente della Commissione Giustizia della Camera si dimetteva da relatrice dopo la decisione del Governo di vietare la pubblicazione delle intercettazioni sui giornali fino all’udienza filtro. I giornalisti protestavano perché non sapevano più cosa scrivere.
Duecento egiziani restavano feriti e ventiquattro morivano, a seguito di una protesta per una chiesa che era stata data alle fiamme.
La Grecia dichiarava pubblicamente il suo stato di malata terminale e si fermavano perfino gli ospedali, tranne i reparti di pronto soccorso, per l’attesa delle probabili guerriglie urbane.
Giovani americani in evidente stato confusionale poiché poco interessati alla morte del loro connazionale preferivano fare okkupazione permamente davanti a Wall Street per protestare contro il sistema economico corrotto, e Wall Street li sbeffeggiava dalle finestre prima, e mandava i poliziotti poi ad arrestare 700 di loro.
La Cina ne approfittava e si affiliava agli indignados americani, con il malcelato appoggio delle autorità locali pronte a dichiarare intenzioni anti-occidentali.
In Puglia si celebravano i funerali di 5 donne e di una ragazzina di 14 anni, che lavoravano a nero nel seminterrato di un palazzo costruito come se fosse stata una casetta dei Lego e crollato come se fosse stata la prima casetta dei tre porcellini.
  

Mentre Steve Jobs moriva e il mondo andava avanti, l’industria Apple scalava il mercato.

La società, che dal ritorno alla guida del suo fondatore nel 1997 ha visto aumentare il suo valore in borsa del 9000%, restava stabile e le sue azioni ignoravano l’urto del lutto, perché programmato.
Samsung rinviava il lancio del suo smartphone, ufficialmente in segno di rispetto, dubitalmente perché nessuno oggi se lo comprerebbe.
Un eccezionale numero di persone acquistava un melafonino glamour, mentre bestemmiava perché non riusciva a sincronizzare iTunes e sbavava di fronte alla vetrina di un ipad e di un imac.
Un eccezionale numero di persone voleva oggetti carissimi che funzionano solo se si interfacciano tra loro.
Un eccezionale numero di persone trovava ispirazione nell’ormai celebre discorso agli studenti, fatto da un podio sotto i piedi e da briglie dure verso i dipendenti nelle mani, recitato con carisma tipico americano che gli europei si sognano, e che certi italiani non possono nemmeno osare immaginare, come dice bene Antonio Menna.
Un eccezionale numero di persone eleggeva a santo un genio, di marketing, che non aveva inventato certo il touch screen e l’mp3, ma aveva fatto leva sul cane di Pavlov, inducendo nel consumatore il bisogno di oggetti superflui. Aveva piegato il mondo dell’industria a cominciare da quella discografica, imponendo la vendita delle singole tracce musicali a 99 centesimi e portando al declino dei dischi.

Il mondo no-global rompeva i salvadanai per avere un brandello di Steve.
Il nuovo iPhone 4s, lanciato in quei giorni, raccoglieva un milione di pre-ordini superando di 400mila il numero di prenotazioni usuali, mentre il Senior Vice President del Worldwide Product Marketing dichiarava stupore ed incredulità per la reazione degli utenti, ed i muri delle città si svegliavano con un necrologio a forma di mela.




Steve Jobs si dimostrava un genio anche da morto.