Roma, Stazione Termini.

Oggi ero qui. Per caso. Anche quando non scelgo di andarci, devo farlo. A volte mi pare di viverci, in questo posto. E’ tutto così familiare, il dlin dlon, la voce degli annunci, le facce da bar. Non che sia un male, intendiamoci. Il male è non potersi mettere di fronte al tabellone, puntare il dito a caso e dire ‘oggi si va qui’. O il male è non poter prendere il treno che dico io ogni volta che ne ho voglia o ce n’è bisogno. O è non potermi permettere qualche giorno fuori con un amico, o un anno fuori da casa. O forse è solo un momento. Un momento di inquietudine. Un momento molto lungo.