Ponzio Pilato

‘Anche chi pulisce il cesso ha la sua dignità perciò dirigente di merda, salutandolo, non rifiutargli la stretta di mano.’  Salvatore Grieco.
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Sono arrabbiata. Sono arrabbiata come poche volte mi capita. Sono arrabbiata, intollerante e cinica verso un mondo arido egoista e anaffettivo, in uno di quei giorni cinici in cui faresti nomi e cognomi, usciresti di casa sbandierando la lista di tutti coloro che ti trattano male, che mentono, che presentano dei difetti di carattere così odiosi che li prenderesti a schiaffi in una piazza pubblica senza nessuna grazia. Io, che sono buona e paziente, che non conosco il significato della parola lite, che al massimo intavolo una discussione che deve essere costruttiva, e che se il tono si fa acceso lascio perdere mi accendo una sigaretta e torno quando i tempi sono migliori, io che sono il silenzio e la tomba dei miei torti subiti e dei racconti di altri, io mi sento un timer nella pancia e non so se per staccarlo va tagliato il filo blu o quello rosso, perché li ho mangiati entrambi. 
 

Nei miei giorni cinici sono fottutamente contro tutti coloro che ho visto cambiare bandiera senza ritegno, passando dalla parte di chi un tempo era considerato nemmeno un nemico, peggio ancora, uno stupido. Sono contro chi pratica voltafaccia clamorosi, che per fortuna a volte i social networks ci rendono pubblici, e ci permettono di osservare la mancanza di coraggio di certi individui. Se davvero alcuni si parlassero sinceramente, le loro paginette sarebbero scarne di 🙂 😉 :p 😀 XD :*.
 
Sono contro la boria dei cittadini che si credono superiori ad altri cittadini solo per la professione sulla carta di identità e i premi in bacheca. Ce l’ho, sì, con tutti coloro che si sentono meglio perché sfruttano la loro intelligenza per fare sentire gli altri una nullità. Voi, mondo arido che scalda le sedie, voi che rivolgete parola solo a un vostro pari livello e trattate una segretaria al pari di una zingara che chiede l’elemosina, quando lei è la balia dei bisognini del vostro ego. Sono contro tutti voi che non puoi lavorare perché hai una figlia e non un gatto, voi che non sei credibile perché hai un viso troppo dolce, voi che mi si accusa di essere troppo bella e per questo ci si sente in diritto di chiudermi in una stanza per pagare il pegno dell’essere femmina. 
Voi, che se non ci chiudete, ci parlate comunque con l’immutato scopo di poterci toccare e quando capite che non funziona ci cancellate.
Sono arrabbiata con chi sfrutta e scarnifica le donne sempre principali vittime di un sistema maschile il più delle volte duro a morire. 
 
Sono fottutamente contro tutti gli ego smisurati che si chiudono in una bolla d’aria. Quando i vostri problemi egoisti annichiliscono quelli degli altri (quali altri?). Quando frequentate gli amici giusti e lasciate a casa quelli veri. Quando quelli veri si guardano allo specchio con un punto interrogativo e vi mandano a fanculo. Sono fottutamente contro i maniaci egoisti del proprio io, contro chi non ascolta, contro chi fa solo finta di ascoltare. Sono arrabbiata con chi si professa amico e di quella parola non ha mai imparato il significato. Sono arrabbiata con chi compone lettere con aria di sufficienza, aggredendoti, ma perché è stato punto nel vivo con la verità. Come questo pezzo di oggi, che piacerà a pochissime persone. E poi la druida, la druida che si arrabbia. 
 
Ma io sono arrabbiata con chi si inaridisce e vuole succhiare le energie agli altri. Con chi professa fede quando la fede la ha persa. Con chi chiede attenzione ma non concede la sua. 
Sono arrabbiata con chi condanna il vicino di casa e non coltiva la sua erba, con chi osserva passivamente i propri figli massacrarsi l’uno con l’altro, con chi ignora l’autodistruzione generazionale degli adulti di domani.
Sono arrabbiata con chi sa che il mondo sta andando a puttane, e si preoccupa solo della parte delle puttane.
In questi giorni cinici, sono terribilmente arrabbiata con chi inneggia al decadimento morale di questo schifo di rapporti umani senza verificare la sua relazione con il mondo. Qualcuno sparge semi pubblici in cui la cosa più carina che comunica è ‘dalla, l’importante è non parlare d’affetto’. E cazzo. Nemmeno l’affetto. In questo mondo sterile, dove a forza di coito interrotto i pochi spermatozoi rimasti diminuiscono di fertilità, siamo così cimici che perfino essere romantici diventa un marchio a fuoco, la lettera scarlatta della vergogna. Romantica, che schifo. 
 
Sono arrabbiata con chi ignora dove vive. Con chi indossa guanti per non toccare il prossimo. Con chi non dimostra più rispetto e non ha più pazienza, nello spiegare – nel costruire – nel parlare – nell’ascoltare. 
Sono arrabbiata con chi adotta questo comportamento frutto del nostro tempo, in cui tutto scorre velocemente e se ci si stanca si fa reset. 
Sono incazzata, io che dico poche parolacce, e disgustata.
Sono rincuorata solo dai bambini. 
Meno male che esistono i bambini. 
Loro non sanno mai di cimice, né saranno mai aridi di niente.

 


FotoLucio Barbuio