Ladri di Stelle

L’aeroporto di notte non è la stessa cosa. Bisogna provarlo, per capire cosa significa.

L’aeroporto, di notte, ha qualcosa di magico. La sua aria è diversa, più pulita, e non solo quella che respiriamo nelle particelle di monossido di carbonio; entra proprio in maniera più fluida nelle narici del naso ed arriva dritta fino al cervello. Non è calda né fredda, non importa in che stagione siamo, uscire dalla porta automatica per vedere gli aerei in partenza o per fumare una sigaretta prima dell’imbarco danno sulla pelle lo stesso surreale effetto. Lo stesso dei baci, un saluto sospeso consumato a non staccarsi, in un tempo a scadenza. Baci in punta di viaggio.

L’aeroporto di notte è diverso dallavitafrenetica della luce del giorno. Per raggiungere quello della mia città, io devo fare un viaggio molto lungo. Devo andare con la macchina, per un’ora di strada. Devo prendere un taxi. Devo prendere un treno e, prima del treno, la metropolitana. Prendere un treno di giorno non è la stessa cosa. La notte cambia le prospettive, anche quelle del viaggio di contorno. L’attesa   s  i  d  i  l  a  t  a ,    non c’è fretta. È come camminare su un materasso.

L’aeroporto di notte non ha lo stesso rumore. Non ci sono distorsioni, niente rumori di fondo a intercettare le idee. Niente inquinamento eccessivo ed inutile, nessuna ansia, nessuna canzone troppo ritmata. Il senso della notte segue sempre movimenti a fisarmonica.

L’aeroporto di notte non ha nemmeno lo stesso sapore, perfino il cappuccino al bar è diverso. I dolcetti sanno di preconfezionato come l’attesa stereotipata nella sala d’imbarco, ma ce li mangiamo ugualmente senza fare storie. I panini non sanno di autogrill, ne hanno solo l’aspetto.

L’aeroporto, di notte, ha i negozi tutti chiusi. È come camminare in una città fantasma del far-west, dove noi siamo lo sceriffo che sta inseguendo o il furfante che sta scappando. Giochiamo a guardie e ladri senza vincere e senza perdere. Nell’aeroporto di notte siamo ancora di più il cantastorie che si è fermato al bancone del bar a chiedere qualcosa di forte, prima di ricominciare.

L’aeroporto, di notte, non ha il bicchiere della staffa. Ha un unico lungo tempo, con intarsi strumentali, in cui noi sincopiamo i pensieri mischiandoli alle tracce dell’mp3 nelle nostre orecchie. Non c’è nemmeno la voce della signorina che annuncia i ritardi e i passeggeri che si sono smarriti, probabilmente intrappolati dal fascino del duty-free e lì rimasti ad osservare gli sconti.

L’aeroporto, di notte, ha le luci più affascinanti del mondo. È bianco sulle piste, rosso di pensieri e verde di speranze, è giallo di case giocattolo viste dall’alto, è blu del tempo immobile. È nero delle stelle.

Ed io alle stelle ci sono particolarmente affezionata. A forma di carro dell’Orsa Maggiore, di biscotti di pasta frolla, di ciondoli per collane e diportafortuna tintinnanti.

Una stella racchiude la magia dell’universo, che solo un volo in cielo può toccare da vicino.

Il vantaggio delle stelle è che, da qualunque posto del mondo noi le stiamo osservando, vediamo sempre la stessa cosa. Per questo, se ho una persona lontana che porto nel cuore, cerco di scovare il punto dal quale entrambi possiamo vedere le stesse luci. Il carro è il più facile da trovare. Dopo quasi trent’anni che abito in questa casa, improvvisamente ieri sera, per caso, lo ho visto. Credevo non si potesse fare più, magari a causa delle luci della città, e ad essere onesta mi ero arresa. Invece, era lì. Con i suoi manici, le sue rotelline. Nell’altra città lo avevamo già trovato, ovviamente durante una strana notte, racchiuso nella corte di un palazzo popolare. Il contrasto mi ha affascinata.

Quando sentiremo la mancanza l’uno dell’altro, basterà guardare il cielo e cercare il carro. Allora, sarà come guardarsi negli occhi. In quel momento, saremo vicini.

A volte penso che le stelle ci abitino, in aeroporto.

Ecco allora, a cosa servono. A dare coordinate.
E a questo serve l’aeroporto di notte: a percorrere fisicamente la distanza, sfiorare la via lattea e rubare un po’ di quella polvere di luce, sperando di rinchiuderla in una teca a casa.

Sarebbe un furto perfetto.



Credits.
Foto: Pqphotography, Catching Stars
Music: Susbonica, Eden