take_off_by_herpoeticeulogy

Il segreto dell’amore

(201603301130)

Alla fine il segreto dell’amore è semplice.

Tutti hanno ragione, a 3 anni, a 30, a 60. Tutti lamentano le stesse cose.

E’ ascoltando le persone piangere e parlare che lo ho scoperto. Il suo altarino. L’ingrediente segreto. Il santo graal dei baci infiniti.

E insomma, il segreto dell’amore è solo uno.

Herpoeticeulogy, Take Off

Amore vuol dire dividere con l’altro.

Ti amo se divido con te l’ultimo pezzo della mia torta.

Ti amo se voglio dividere con te le mie caramelle.

se mi alzo dal divano al tuo posto perché tu possa riposare e io voglio fare una cosa per te.

se ti copro i piedi quando dici che hai freddo.

quando ti lascio l’ultima fetta di pizza.

quando ammorbidisco i miei lati duri per piacerti.

quando lo hai capito e, sorridendo, fai lo stesso per me.

ti amo, se faccio i compiti con te.

se ti preparo il tè all’una di notte perché stai male.

se mi privo della mia serie tv consueta perché sta iniziando il tuo programma preferito.

se metto due forchette nello stesso piatto di pasta.

Mi ami se mi dai metà del tuo piatto di pasta.

mi ami quando mi imbocchi.

Ti amo quando non dormo fino a che non sei guarito.

se mi sveglio con te quando devi uscire presto solo per prepararti il caffè ed ascoltarti fare il riepilogo delle cose che ti aspettano.

mi detesti quando voglio fare una foto con te, mi ami quando poi la vedi e ti ricorda di noi.

ti amo quando ti passo i miei segreti.
Ci amiamo quando possiamo stare in silenzio.

Mi ami quando mi chiedi di reggerti portafoglio e telefono nella mia borsa.

Da grandi, ti amo quando ti sono vicino, parliamo, giochiamo, ridiamo e ci abbracciamo e tutto questo basta, e non fa pensare al sesso.

Ti amo quando smetto di pensare a te come un adulto con cui devo interagire con tutti gli strumenti che le nostre età ci hanno dato a disposizione, e comincio a pensare a te come una persona con un passato, un elenco di paure, di chiusure, di bruciature e di debolezze.

ti amo quando, se non posso averti fisicamente, non me ne accorgo nemmeno. Perché meglio con te a dividere caramelle che senza di te a dividere il vuoto.

una caramella vale più di mille relazioni.

D4zmiye, Candies

Ascoltare e Condividere.

Che tu abbia 3, 30, o 60 anni, il segreto dell’amore è tutto qui.

Federico Beccari - no title

Speculum

(201510021236)

Questo non è un nuovo post, ma un nuovo posto. il mio, che sto cercando fortemente e che in questi ultimi mesi si è fatto prepotente.
Questo è il nuovo posto dove ammetto, a me e a quei pochi che mi leggono, che così non va, niente bene.
it’s not just finding love in a hole. it’s a matter of finding someone to keep yourself warm.
le persone che come me hanno vissuto una vita segnata fin dalla tenera età non sanno comportarsi da grandi. imparano presto a discernere, al punto da esercitarsi a staccarsi dal proprio corpo, per ‘vedere cosa succede ad essere nella vita di qualcun altro’. un disagio enorme, dovrebbero esserci frotte di psicologi e analisti ad inseguirmi per questa affermazione che riguarda la mia infanzia.
ma come le cose si ripercuotono su un adulto, nessuno di loro lo sa se non per teoria (e fortuna loro).
chi riesce a crescere, da quel momento in poi lotterà alla ricerca di modelli ripropositivi. sarà fortunato se riuscirà a sopravvivere. vivrà nell’allerta h24 di un braccio che si alza all’improvviso, di una voce che si alza all’improvviso, di un rimprovero, di un giudizio. noi saremo sempre pronti ad applicare il gioco che facevamo da piccoli, lasciare il corpo e fare un giro con la testa, perché ‘quel corpo in quel momento non è il mio’.
noi non saremo capaci di costruire relazioni sociali. andrà male con i colleghi, con gli amici e, punta naturale di diamante, con i partner.
noi ci rifugiamo, in mondi nostri, dove nessuno entra. siamo le note delle musiche. o siamo libri. siamo quel sogno di diventare qualcuno che, ancora una volta, verrà smontato con prepotenza e perderemo un altro punto che ci allontana dall’autostima.
siamo quelli che ogni tanto si rendono conto che sono meglio di ciò che credono per il solo fatto di essere qui, di essere sopravvissuti.
siamo quelli con l’incubo della morte. dell’assassinio, dell’incidente, della violenza, del dolore fisico, ancora una volta. siamo quelli che non dormono, nemmeno con ausilio di qualcosa.
siamo quelli che a un certo punto ci stanchiamo di soffrire e cerchiamo un partner che sia l’opposto di noi, calmo, delizioso, solare, sereno, sorridente, pieno di voglia di crescere e lo aiutiamo. ci buttiamo a capofitto perché il suo modo di essere è quello che ci serve – magari ci aiuta a venirne fuori. e in parte magari ci riesce anche. ma il tempo è un giudice severissimo che non fa sconti e non aspetta e prima o poi ti presenta il conto e ti chiede ‘e ora che hai avuto quello che credevi di volere, sei sicura che vada bene? sei guarita?’
no, non sono guarita. quelli come noi non guariscono, e forse non possono e non devono appoggiarsi alle spalle di altri che, in fondo, non ti stanno nemmeno tenendo perché non capiscono di cosa parli e pensano che è ok ascoltarti ogni tot.. mentre tu li aiuti a costruirli, tutte quelle cose che non riesci a fare per te e le fai allora sull’altro.
forse, e dico forse, le persone come noi hanno bisogno di persone dalla trama complicata come noi. non per deprimersi insieme, ma per trarre il buono che l’altro ha imparato e provare ad applicarlo per sé, ma soprattutto per sentirsi spiriti in comunione: del genere ‘sì, sento che mi capisci’. per sentirsi davvero capiti, e sentirsi allora davvero liberi. abbandonando tutte le maschere, le parole non dette, i racconti non fatti – perché non c’è vergogna ma solo il tuo speculum. è bello ipotizzare che viaggiando insieme come un solo individuo si stia meglio, si migliori e si guarisca davvero per certi aspetti. e se non guarisci, lo speculum non ti fa domande, non ti guarda strano, non ti mette fretta, non ne fa un nodo. ma, semplicemente, ti accetta per quel che sei e si incastra in te.
se in tutto ciò bisogna per forza trovare una definizione di amore, allora forse è questo, quest’ultimo passaggio. e per quanto ci piaccia ricercare e trovare definizioni oggettive, non ne avremo mai una su certi argomenti. forse l’amore è solo l’equilibrio tra le parti, che non si perde mano a mano che subentrano i ricordi e il passato, e senza alcuna -tassativo- volontà di cambiare l’altro.

photo credits: Federico Beccari, senza titolo

displaced_by_larafairie

Vertigine

È un ricordo di una spilla da balia che carica anche un pezzo di pelle e la trapassa senza fermarsi, fino a fare uscire il sangue.

È uno spillo per diabetici per misurare l’insulina che ti buca l’unghia. È impossibile, dicono, però questo c’è riuscito.

È quel buco che ti fai al dito con la buca fogli e ne ricavi un tondo color di sangue rosso perfetto, e quella sua forma circolare.

È il dolore del rompersi una gamba, ed essere costretti a camminare perché non hai di che ripararti.

È uno sparo nel buio.

È uno sparo nella coscia, il sangue cola caldo, stringi forte, non riesci nemmeno a gridare.

È uno sconosciuto che improvvisamente ti strangola, e tu continui a chiederti perché non sei rimasto a casa.

È un buco dentro. Ha forma tonda, ti attraversa, ti buca l’intestino, non c’è – semplicemente – niente.

È il riscatto della vita. È il colpo al cuore, heart shot. Il subbuglio di un improvviso nervoso.

È un crescere lento dei pensieri, fino a che non ti invadono ogni ora e non pretendono che li ascolti, bussando alla porta delle tue orecchie, perché il cuore già ce l’ha un’opinione ma gli serve l’aiuto della testa. Che invece è altrove.

È una grande canna, fumata fino a rimettere le viscere, perché è troppo, la pressione è troppa, urlare non si può e tu sei compresso, e credi di esplodere. Bum.

Bum.

È un coltello a lama lavorata. Infilato lentamente nella carne delle budella e girato a torsione lenta, ma così lenta, che solleva ogni singolo lembo di pelle, sposta le carni, le stacca dai loro fili e dalle loro connessioni, affonda ancora, gira ancora, estirpa l’intestino, lo spacca a elica con quel suo movimento, lento, con il sangue che ricopre le ginocchia, ricopre il pavimento, ricopre le mani.

È un vomito. È un grido disperato senza fiato.

È una spinta violenta data al centro delle tue scapole mentre cadi in un burrone, di cui intravedi solo buio e spigoli, ma la parte che fa più male resta la spinta.

È la morte che ti sveglia e ti costringe alla vista eterna, appeso tirato per i capelli, ti costringe a guardare i momenti di bivio in cui hai fatto tutte le tue scelte. Perché la morte lo sa che sono quelli i momenti peggiori, e non la strada, no: proprio quel punto fermo. La morte ha stretto un patto con il diavolo per tutte le anime che si dannano di aver scelto male.

È la scelta che facciamo e come la usiamo. E a volte non è una scelta che facciamo, ma dobbiamo.

È devastante. È molto doloroso, fa male, accidenti se fa male.

È un proiettile in testa.

È un proiettile che ti squarcia un polmone.

È un groviglio di lamiere che ti spezza in più parti e ti incastra fino a soffocare.

È un nocciolo di ciliegia che va di traverso.

È una reazione allergica.

È incredibile, in-cro-ya-ble.

È l’adrenalina con tutta la sua follia.

È la follia di fare una scelta che abbia troppa adrenalina.

È il rovescio di tutte le medaglie, delle convinzioni e delle certezze.

È il dolore di stomaco quando bevi veleno.

È tossicodipendenza, e tu sei un drogato. Lo eri, lo sei, e lo sarai per sempre.

È tremendamente sentirsi vivi.

Photo credits: ‘Displaced’ by Lara Jade 

plum cake

Aromi e plum cake

(201307030830)

Più o meno la situazione è questa:

Sono in salotto, seduta sul divano. Luce accesa; musica jazz dal computer numero 1 sul tavolo. Accanto a lui -cioè accanto al computer- c’è il bicchiere dei puffi, immancabile collezione di Nutella nella casa di ogni italiano. Nel bicchiere, del vino bianco.

Dietro al bicchiere, un enorme ramo di ulivo benedetto. Più che un ramo sembra un pezzo di pianta sradicato, mia madre deve aver esagerato quando domenica mattina è andata a prenderlo per tutti. Che sono pure allergica all’ulivo, ma vabbè dai.

Il computer numero 2 è questo sotto le mie mani, da dove sto scrivendo. Siamo sul divano io e lui, lui sempre il computer intendo, e siamo distantissimi dai puffi. Sotto al mio sedere una tela a coprire i cuscini – come il preludio di una lunga partenza e di una casa che va chiusa per preservarla dalla polvere; alla mia sinistra un antico tavolino traballante, con la polvere che il telo alla fine del viaggio non ha scansato.

Tra il computer numero 1 e il computer numero 2 ci sono: un pezzo di polistirolo compresso, un filo a caldo, un basco di lino un po’ in anticipo sulla stagione estiva, due tappeti, un tubo di colla che solo alle undici di sera svela le sue istruzioni e dice che non incolla il polistirolo che sta lì ad aspettarla. Tardino, per riportarlo al negozio, uhm.

Tra la colla ed il basco: un paio di occhiali da vista, un pizzetto, un’agendina tascabile, simpatia da asporto e tanti pensieri frullanti.

La simpatia da asporto si è appena presa i puffi.

E ha modificato il jazz in Placebo.

Ha cominciato anche ad emanare uno strano odore di bruciato, sembra resina dell’albero mista a bagnoschiuma aromatico dell’ultima generazione, di quelli con la pubblicità che dice ‘prova i nostri sentori orientali e ti sentirai avvolto in un paradiso’.

Oh, ma non è la simpatia da asporto che emana odore di bruciato. E’ il suo filo a caldo sul polistirolo incollabile.

Domattina mi sveglierò e troverò un capolavoro, lo so.

Un capolavoro che saprà di mille aromi, e si mescolerà al profumo di caffè e plum cake.

uomo donna disegni

Uomini vs. Donne – Il perdono

– Ti prego, scusami! –

Lei. “Amore, scusa..”

“Ma sì..”

“No, davvero, scusami tanto..”

“Sì tesoro, ho capito, non ti preoccupare..”

“Dico sul serio, mi dispiace averti detto quelle cose..”

“Amore, ho capito, stai tranquilla”

“Non è che lo dici solo per non farmi preoccupare?”

“Che cosa? No..!”

“Chissà se è vero.. magari non ci credi..”

“Certo che ci credo, altrimenti non te lo direi!”

“Sarà..”

“Dai tesoro, basta ora! Ho detto che è tutto ok.”

“Basta?!? Ecco, lo sapevo! Sei arrabbiato con me!!”

“. . .”

uomo donna disegni

Donne vs. Uomini – La Memoria

– Vabbeh, dai. Succede. –

Driiin. Driiin.

Lui. “Ueeeeè! Ciaooooo!”

“Ciao tesoro.. non ti ho sentito tutto il giorno..”

“Eh sì, ti stavo scrivendo prima, ma poi mi sono dimenticato!”

“Ti sei.. dimenticato?”

“Eh.. sì!”

“Ti sei dimenticato.. di chiamarmi??”

“Eh sì, sono andato in bagno, poi ho acceso il computer, ho messo su un paio di film e, ah – devo mettere in ricarica il cellulare quindi può essere che cade la linea, e mi sono dimenticato!”

“. . .”

“vabbeh dai, scusa! Succede!”

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E ci teniamo compagnia.

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Le vite delle persone sono proprio strane. Si intrecciano, si accoppiano, si mischiano e generano bambini. Proliferano. Prolificano. Si scelgono per simpatie, cercando l’anima gemella, quella più affine per giusti. Condividono i pasti, si danno da mangiare dalla stessa forchetta. Condividono il divano. Sono disposti a condividere il letto, assumono baratti d’oggetto per baratti d’affetto. Imparano a volersi bene, a volte si separano e poco lo sopportano. Poco si sopportano quando poco si amano. Si accompagnano negli anni, nei viaggi, si portano le borse più pesanti. Si tengono compagnia nelle attese. Dividono la stessa bottiglia, spezzano il pane. Attendono che si liberi il bagno. Si parlano. Si raccontano i loro sogni, a volte nascondono i loro incubi. I pensieri fuori posto. Quelli che invadono lo spazio di calma.

photo credits: Norynn, Don’t regret

Nerd_by_Basistka

Il ‘Ti Amo’

(201202141054)
 
 
Come fare a cavare dalla bocca di un uomo il fatidico ‘ti amo’?
 

mumble mumble..

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
mumble mumble..

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
mumble mumble..

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Naaaaa.
 
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blog

Andrà tutto bene.

(201201161120)

E se va tutto bene, allora dimmi perché piango ancora.

Perché faccio finta che sia tutto a posto e sorrido, e tu non cogli che dentro è inverno. E se va tutto bene, allora perché ricomincio a pensare le stesse cose anche quelle contro le quali mi hai protetto, ma poi ti giri, e non c’è più nessuno – solo io come piangevo una volta. Sono nuovamente sola di fronte alla mia tazza in cucina, seduta a gambe rannicchiate a fissare un tavolo bianco e la tazza con le mie lacrime. Va tutto bene ma ogni tanto no, perché quei maledetti pensieri, quelli di quel fottutissimo sesto senso che in giorni come questi regalerei, quel fottutissimo sesto senso che tante volte ha dato risposte agli altri e tanti consigli agli sconosciuti, quel maledetto sesto senso che ti fa odorare le piccole bugie, è talmente bravo nel suo lavoro quel bastardello che non si sbaglia mai; semmai mischia, anticipa, sfuma le indicazioni, camuffa, cerca di non farti vedere ora o di farti vedere ben prima, e tu finisci per non capire dove guardare. Allora chiudo le palpebre, giro la testa, la infilo in un pentagramma di musica e vado, nella stanza a girare, come se non dovesse mai finire, come se non la volessi mai finire. Come se aspettassi una mano, una voce, un aiuto, una cosa vera, una sorella, un angelo, un maledettissimo qualcuno a dare una risposta alle mie domande.

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Fidanzati perfetti

(201201150139)

Il mio fidanzato è perfetto.

Si dimentica la data del mio compleanno. Lui non direbbe mai che è vero, ma io lo so, allora faccio finta di parlagliene per caso e comincio un mese prima, così sono certa di non farlo dispiacere quando arriva la ricorrenza.

Il mio fidanzato si dimentica la mia email. Anzi, proprio non la sa. La ha quasi imparata, ma qualcosa ancora la sbaglia.

Non sa il giorno del nostro anniversario. Non sa nemmeno il mio numero di telefono, ma è normale, chi è che impara più i numeri da quando esiste la rubrica del cellulare.

Il mio fidanzato a volte si dimentica di telefonarmi. Quando è preso dalle sue cose, dalle cene con gli amici, dal suo sport preferito, o quando è estate, che non ci vediamo e lui esce sempre e fa tardi per fatti suoi.

A volte, si fa sentire quando è già pomeriggio. Non ha un orario fisso per chiamarmi o darmi il buongiorno, a volte lo chiamo io per sapere se è morto e mi risponde che sta vedendo un film.

Perché noi donne, se uno non ci chiama, pensiamo subito a qualcosa di tragico: siamo esperte in paranoia. Loro lo sanno e se ne fregano.

Il mio fidanzato a volte non mi chiede davvero come sto, se è immerso nei suoi problemi.

Non mi scrive, se sta lavorando molto.

Quando siamo con gli amici, non mi sta incollato addosso tutto il tempo e parla continuamente con altri. Fa public relations.

Il mio fidanzato fa apprezzamenti sulle altre donne anche se io sono presente. Si guarda in giro, visto che è dotato di occhi, e li usa bene tutti e due. Mi dà ragione quando dico che gli uomini pensano tutti alla stessa cosa e forse non sono capaci di rimanere fedeli tutta una vita e che, semplicemente, alcuni di loro sanno mascherare bene le loro convinzioni radicate.

Il mio fidanzato è un po’ svanito. Ha miliardi di pensieri, che a volte mette in pratica e a volte no.

Ma mi rende partecipe di tutti.

Mi chiede il mio parere, e lo ascolta.

Mi ascolta anche se gli dico che sto male e ho bisogno di parlare.

Trova il sistema di farsi sentire anche se non ha la ricarica al telefono.

Mi cerca se non lo chiamo, mi chiede dove sono. Mi chiede come sto.

A volte è un po’ geloso. Forse. Se fosse vero, lo troverei adorabile.

Si preoccupa di quale umore ho la mattina appena sveglia.

Vorrebbe farmi sempre regali, anche se non se lo può permettere. Ma è il pensiero quello che conta.

Mi presenta ai suoi amici. Mi racconta le sue giornate.

Non si vergogna di me, non ha paura a portarmi in giro.

Se non rispondo al telefono, si ricorda che esistono altri modi per rintracciarmi.

Mi rispetta.

Non mi farebbe mai del male, non usa mai parole violente o aggressive, non mi offende nemmeno per scherzo, mi difende. Mi protegge.

Mi vuole bene, e non si vergogna a dirlo.

So che, se le circostanze lo richiedessero, farebbe quello che gli umani definiscono ‘pazzia’.

Io la definisco solo voglia di stare con quel qualcuno.

Per tutto questo, il mio fidanzato è perfetto. E’ perfetto per me. E’ un compagno.

Per tutto il resto, sono i difetti a rendere perfetta ed unica una persona.

photo credits: tich 07, Shy that way